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gennaio 2015

Facebook: 6 luoghi comuni da sfatare

Luoghi comuni da sfatare su Facebook

Quanto è importante Facebook per la tua azienda? Tantissimo.

Questo non è un luogo comune, ma è pura realtà. Una consapevolezza a cui tutti, prima o poi, dovranno arrivare.

L’anno che si è appena concluso si è lasciato alle spalle un dato molto significativo: Facebook attualmente conta 1, 35 miliardi di utenti attivi nel mondo. In Italia, il 69,8% di utenti in internet è iscritto alla piattaforma di Zuckerberg, ovvero il 44,3% della popolazione .

Con questi numeri, riportati nel post di pmiservizi, Facebook si aggiudica il primo posto nella classifica dei social network, come piattaforma social più grande che esista attualmente.

Ecco che allora Facebook diventa una grande opportunità per le aziende.

Quando non basta essere presenti

Cara azienda, ti pongo subito un’altra domanda: sei proprio sicura che creare un account su Facebook  sia sufficiente per il raggiungimento del tuo successo? No!

Su Facebook e sui social media in generale, non basta essere presenti per ottenere buoni risultati.

Le attività relative ad una qualsiasi campagna di social media marketing non si riducono alla banale pubblicazione di foto di prodotti e offerte del giorno. Ben diverso è creare un luogo di conversazione che diventi un punto di riferimento per gli utenti e che porti l’azienda a diventare rilevante per loro e per i nuovi potenziali clienti.

Tu però non farai questo errore, leggerai fino in fondo questo post e capirai come trarre il massimo dalla tua attività su Facebook  evitando di cadere in questi sei luoghi comuni.

#1 È meglio il profilo della pagina

  Innanzitutto è proibito per una persona giuridica iscriversi come persona fisica – basterebbe leggere il regolamento della piattaforma – pena l’esclusione dal social network. In secondo luogo il profilo personale ha un limite al numero di contatti con i quali può collegarsi, non è abilitato alla visualizzazione degli Insights, cioè le statistiche sull’andamento della Pagina, né a tener d’occhio i propri principali competitor.

#2 Facebook aumenta le vendite

Come dire che le belle giornate di sole aumentano le vendite. Innanzitutto nessuna Pagina Facebook aziendale può sopperire ad un’offerta di prodotto/servizio inadeguata. In secondo luogo, i social network sono dei luoghi, per cui l’obiettivo è quello di dialogare, ascoltare cosa pensano le persone di noi e dei nostri prodotti/servizi. In questo modo è possibile migliorare l’offerta, andare incontro ai gusti e ai bisogni dei clienti, creare prodotti ed offerte sempre più accattivanti e quindi vendere di più e meglio.

#3 È sufficiente pubblicare la prima cosa che mi viene in mente, quando mi viene in mente

 No. Affatto. Occorre un Piano Editoriale. Decidere, in base agli obiettivi che intendi raggiungere, quali contenuti pubblicare, in che giorno e a che ora. È necessario individuare, ben prima di iniziare a pubblicare, delle linee di contenuti che comunichino ciò che vuoi che i potenziali clienti sappiano di te. Pianificare prima di agire, è la regola. Ti costerà del tempo all’inizio, ma ben presto raccoglierai i frutti del tuo lavoro.

#4 La cosa più importante per una Pagina Aziendale è avere tanti Mi Piace

Quest’affermazione è figlia del passato, del vecchio e ormai logoro modo di pensare di chi era abituato alla comunicazione di massa. L’equazione “tante persone che vedono il mio annuncio = tante vendite” ha generato “vele”, “totem”, “flyer” e “banner” di qualsivoglia materiale e dimensione. La quantità come parametro di qualità. Si tratta di concetti superati.

Ciò che conta sui social network e sul web in generale è riuscire a creare intorno a sé una community fedele di persone profondamente interessate a ciò che hai da offrire loro.

Una Pagina Facebook Aziendale di successo è una Pagina che ha 100 fan tutti potenziali clienti.

Tienilo a mente quando consulenti improvvisati proveranno a venderti pacchetti di 10.000 fan.

#5 Investire in Facebook Ads non serve a niente

Se lo pensi è perché di fronte al termine pubblicità, la tua mente vola agli spot televisivi e ai 6×3 ai semafori. Con questo strumento accade esattamente l’opposto. Lo strumento è stato progettato per ottimizzare la mole incredibile di dati di cui Facebook dispone. È possibile decidere nei minimi dettagli a chi mostrare l’annuncio appositamente creato.

Puoi decidere età, sesso, provenienza geografica, lingua, grado d’istruzione, professione, interessi e molte altre caratteristiche della tua target audience.

Un Facebook Advertising ben organizzato e sviluppato si rivolge ad un cospicuo, ma non indistinto, numero di individui che quasi sicuramente manifesterà interesse per il tuo prodotto/servizio. Ti troveranno interessante? Vorranno saperne di più sui tuoi prodotti/servizi? Visiteranno il tuo sito? Dipende solo da te, dalla cura con cui hai gestito la tua Pagina. L’occasione è ghiotta, sfruttala.

Infine il  sesto e più diffuso luogo comune su Facebook.

#6 Per gestire la mia Pagina basta il figlio di mio cugino

Arrivato alla fine del post: ne sei ancora sicuro?

Gestire bene una pagina Facebook non è un gioco da ragazzi. Ora che lo sai non commettere l’errore di agire senza pianificare; lascia che siano obiettivi ben mirati a guidare la tua campagna di social media marketing.

E ricorda: affidati sempre a dei professionisti. Possiamo aiutarti a far bene il tuo lavoro, facendo bene il nostro.

 

Woman of today – La donna nell’advertising

Woman of today - La donna nell'advertising

Mamma, femme fatale e donna in carriera: gli spot raccontano i cambiamenti

Dopo un’attenta e piacevole lettura dell’articolo redatto dal collega Carlos, ho pensato fosse carino affrontare l’argomento anche dal punto di vista femminile, e ho scelto di analizzare alcuni spot, che dimostrino anche la trasformazione della donna, in pubblicità come nella vita.
Esiste quindi anche una donna Alfa? Una donna autonoma, carica di autostima, forte, apparentemente senza sentimenti e capace di gestire al meglio il ruolo “maschile” di leader?
Beh, direi proprio di sì, e Meryl Streep ne “Il diavolo veste Prada” ne è la prova.
Ma torniamo a noi e all’advertising. Superiamo l’era del Carosello e partiamo da questo spot, apparso in tv a metà degli anni ’80.

Barilla. E dove c’è Barilla c’è casa, ricordate? La donna è mamma, è moglie. E’ a casa, come ogni casalinga che si rispetti, e si appresta a preparare il pranzo, nell’attesa che la sua bimba torni da scuola. Suo marito rientra dal lavoro. Lei è visibilmente preoccupata per il ritardo della figlia, che giungerà a breve con un nuovo “amico”. Tanti sorrisi e una calda atmosfera familiare, che terminerà in un tenero abbraccio materno.
Andiamo avanti di qualche anno, e più precisamente al 2006, ed analizziamo la “prima” trasformazione.

Tralasciamo le diverse allusioni sessuali, e concentriamoci sulla figura della donna. Non è più mamma o moglie, ma si trasforma in femme fatale, maliziosa e disinvolta, dominatrice e seduttiva. Non ci sono “buoni sentimenti” ma sinuose curve, capelli al vento e un corpo nudo che avanza nella sua doccia/acquario, e che sembra trovarcisi molto a suo agio.
Secondo e notevole cambiamento: siamo nell’anno 2010 e la donna appare così.

Pura. Indipendente. Libera. Potente. Determinata. Capace di affrontare ogni sfida. Al volante della sua bellissima auto, prerogativa molto spesso solo maschile. Invincibile, probabilmente anche grazie all’associazione Uma Thurman/Kill Bill. E bellissima sul finale, nel suo tubino nero e decollettes.
L’ultima, ma solo per ora, trasformazione del ruolo femminile, appare in uno spot prodotto solo 3 mesi fa da Chanel.

Tutto inizia con una donna, una bella donna, che fa surf. Poi un uomo, che la osserva dietro un vetro e che le lascia un biglietto. La protagonista, presa probabilmente da un tipico sesto senso femminile, comincia ad avvertire la sensazione dell’abbandono, esce dall’acqua e corre verso casa, forse nella speranza di poter fermare il suo uomo.
Siamo in una grande e bella casa, in una situazione di grande benessere, dove appare però anche una bambina, probabilmente figlia di un altro uomo, in compagnia di un’ipotetica tata.
Il suo lui è andato via, ma lei sorride, abbraccia la figlia e si prepara per il suo lavoro, portando con sé le parole ancora non lette di lui.
Poi un set. Lei è stupenda, bella da mozzare il fiato, e posa per un servizio fotografico. Durante una pausa recupera il biglietto, lo legge e fugge via, intenta a riprendersi ciò che è suo. E ovviamente ci riuscirà. La femminilità si unisce alla determinazione, il lavoro alla famiglia, la mamma alla donna.
Lei è e sarà #TheOneThatIWant, tutto ciò che lui vuole.
Ancora dubbi su come e cosa sia la donna oggi? Credete che non venga mostrata in tutte le sue caratteristiche? Che sia ancora un oggetto? Che appartenga ad un unico standard?
Beh, oggi la donna è mamma, è femme fatale ed è donna in carriera, e questo spot ne è la prova.

Man of today – Maschi alfa e advertising

Man of Today

“New year. New possibilities”, la filosofia del Man of Today.

Ma chi è l’Uomo di Oggi?

Il maschio alfa di Hugo Boss

Questa riflessione è nata guardando la campagna di Hugo Boss per il noto profumo Boss Bottled. Nel mezzo di una giornata qualsiasi, tra una telefonata e una nota sull’agenda, accendo la televisione e vedo l’attore hollywoodiano Gerard Butler, rigorosamente in completo scuro, sistemarsi la cravatta asserendo: “ I don’t believe in less. I go all the way”.

“Vado fino in fondo”.

Andiamo, accompagnatemi fino in fondo a questo post.

La campagna globale di Hugo Boss #manoftoday viene lanciata a New York il 2 Ottobre 2014 e la realizzazione dello spot televisivo viene affidata al regista americano Anthony Madler. L’onore e l’onere di impersonificare le caratteristiche distintive dell’ Uomo di Oggi ricade sul famoso attore irlandese Gerard Butler. È lui il nuovo ambassador della fragranza Boss Bottled.

Le caratteristiche del Man of Today

Forza. Integrità. Stile. Coraggio. Successo.

Sono queste le caratteristiche che contraddistinguono il Man of Today, almeno così afferma il celebre marchio della moda. Quelli di Hugo Boss affermano: “la campagna parte dal presupposto che l’uomo di oggi sia il migliore di sempre”.

L’uomo rappresentato nello spot è un uomo indubbiamente di successo, concentrato sui propri obiettivi, è un cittadino del mondo, che pure, a detta stessa del brand, presenta innumerevoli contraddizioni, addirittura delle fragilità, se vogliamo.

Il maschio alfa di Chanel

Com’è cambiata la figura dell’uomo dagli anni ’90 ad oggi?

Mettiamo a confronto il Man of Today raccontato da Hugo Boss con il protagonista di un altro celebre spot televisivo, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, che ha fatto la storia dell’advertising: l’uomo narrato da Chanel nella celeberrima campagna del profumo Egoiste.

In questo caso, l’uomo rappresentato è – come lascia immaginare il nome della fragranza – egoista. È un uomo che pensa soltanto a sé stesso, è un edonista e un tombeur de femmes. Alla fine di questo celebre spot, il protagonista maschile – di cui non viene mai svelato il volto – mostra dal balcone soltanto la sua mano ed il profumo, simbolo del suo carattere.

Da notare la differenza con lo spot Man of Today dove il profumo appare all’inizio, ma non diviene protagonista assoluto dello sviluppo narrativo, quanto parte integrante della narrazione, pretesto per il monologo dell’attore.

Quali sono secondo voi i tratti distintivi del Man of Today?Com’è cambiata la percezione della figura maschile negli anni?Vi aspetto nei commenti. A presto.