Gillette: sinonimo di mascolinità e forza

Il rasoio da barba è da sempre sinonimo di forza maschile. La strategia comunicativa di Gillette ha sempre puntato ad esaltare questo fattore, promuovendo prodotti in grado di risvegliare il lato emozionale del suo pubblico, garantendosi un rapporto di fiducia basato su qualità e differenziazione.

Testimonial esclusivi, per citarne due Antoine Griezmann e Neymar jr, scelti accuratamente per le campagne Gillette, hanno indubbiamente contribuito ad accrescere quel senso di riconoscibilità che ha reso il brand così incisivo sul mercato dei rasoi da barba.

E le donne? Belle, sorridenti e marginali. Avvinghiate al collo di uomini possenti, sportivi, muscolosi e incredibilmente forti.

Ad oggi, è ancora questo il modello maschile a cui siamo abituati? No, ed è proprio in risposta a questo cambiamento che Gillette ha preso una posizione netta, diversa, sintomo che si, qualcosa sta cambiando.

 

Dov’è finito il meglio di un uomo?

Gillette ha deciso di dare una svolta significativa alla sua brand identity con la nuova campagna “we believe: the best man can be” (gli uomini migliori che si può essere).

Un cambiamento netto, e non indolore: tanti dislike, commenti negativi di uomini che non intendono più comprare prodotti Gillette. Insomma, non è stato né apprezzato, né capito da tutti.

Il video, appoggiando la campagna #metoo rifiuta senza compromessi l’immagine di un uomo rude, arrogante e misogeno, trattando i temi della violenza sessuale, degli abusi, del sessismo e del bullismo tra ragazzi scegliendo alcuni classici luoghi comuni a cui purtroppo assistiamo spesso, come l’espressione “boys be boys” (sono ragazzi), tanto per citarne una.

Uomini: offesi da cosa? Lo spot è una provocazione, doveva smuovere le coscienze e così è stato. Il problema è che ci si è allarmati nel modo sbagliato. Il video non colpevolizza l’intero universo maschile, ma solo alcuni atteggiamenti sbagliati. Perché cadere in inutili generalizzazioni, quando non sono state fatte?

La potenza del messaggio comunicativo è evidente, soprattutto viste le reazioni e le critiche che sono seguite.

 

L’Etica in mano a un brand: scelta giusta?

La scelta di Gillette di distaccarsi dall’immagine di uomo proposta fino ad oggi, è sicuramente coraggiosa, in risposta ad una società che può, e deve cambiare.

Siamo sempre stati abituati a vedere “colpevolizzate” le donne. Sempre belle, magre, impeccabili, abili in cucina, sportive, con figli, pronte a fare maratone con il ciclo mestruale, depilate e perfette in pochi minuti.

Nessuno ha mai gridato allo scandalo, eppure lo standard della donna che viene trasmesso attraverso le pubblicità non è dei migliori, con ripercussioni negative anche a livello sociale. Qualcuno si è mai indignato? Non mi risulta.

Se adesso una pubblicità sceglie di raccontare – con estrema attualità – delle tematiche così forti che hanno al centro l’uomo e gli atteggiamenti negativi a lui associati, si urla allo scandalo. Uomini che si sentono etichettati, offesi nell’orgoglio maschile, spaventati nel dover rinunciare a quella virilità che gli dà forza e prestigio. Ma sono davvero le donne il sesso debole? Tanto fumo per niente, una società ancora troppo maschilista per capire a fondo il senso di questo video, mi viene da pensare.

Se sia stata una scelta dettata da necessità commerciali o da un puro opportunismo mediatico, non lo so.

L’unica cosa di cui sono certa è che “il meglio di un uomo” a cui ci avevano abituato Gillette non basta più, non è attuale, e se ne sono accorti anche loro.

Si parla tanto di progresso, di evoluzione, perché ostinarsi a rimanere così ancorati al passato, allora?

Ecco il video di cui si è tanto discusso, dimmi cosa ne pensi sull’argomento! Lasciami un tuo commento :)

A presto!

 

 

Ilaria Bianconi

Author Ilaria Bianconi

"Il marketing non è più questione di ciò che sai produrre, ma della storia che sai raccontare". Come non essere d'accordo? E'così che ho iniziato la mia avventura, occupandomi di web writing e di social media marketing.

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